Cosa sapere per provare a coltivare tartufi-parte terza-

26 aprile, 2013





Mau, id 1, trovatartufi.com


"RIASSUNTO - Ricerche ed esperienze sul tartufo e sulla tartuficoltura in Francia.
Dopo venti anni, l'INRA ha messo a punto un metodo di coltivazione razionale dei tartufi basato sulla scelta del luogo
di impianto, eventualmente migliorato, e su quella della specie tartufigena che meglio si adatta all'ambiente prescelto,
sull'« inseminazione » del suolo mediante l'utilizzazione di piante preventivamente micorrizate, sul mantenimento delle
condizioni ambientali favorevoli prima alla micorrizazione e poi alla fruttificazione.
Il substrato fisico-chimico è stato caratterizzato in dettaglio; i risultati hanno consentito di determinare le attitudini
dei suoli alla tartuficoltura e di individuare le eventuali correzioni da apportare ad essi per renderli adatti a questa coltura.
Lo studio dell'ambiente biotico ha permesso di mettere in evidenza fenomeni di competizione fra le micorrize e di
predisporre adeguati metodi di lotta.
La qualità delle piante micorrizate è stata considerevolmente migliorata. La produzione per moltiplicazione vegetativa
delle piante provenienti da linee selezionate consentirà di progredire ulteriormente.
Nuove specie oltre a quelle utilizzate tradizionalmente (querce) si sono rivelate interessanti: il nocciolo comune (Corylus
avellana), il nocciolo di Bisanzio (e. colurna).
Le condizioni favorevoli al mantenimento della micorrizazione ed allo sviluppo dei corpi fruttiferi sono meglio conosciute;
il loro studio ha permesso di migliorare le tecniche colturali, in particolare per quanto riguarda l'irrigazione e
la concimazione delle tartufaie.
Le basi di una tartuficoltura moderna ed intensiva adottando alcune tecniche proprie alla frutticoltura possono essere
considerate come acquisite.

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RIASSUNTO - I miceli impiegati sono stati ottenuti (1985) e isolati ' in vitro', con a apici radicali di Quercus pubescens
Willd. micorrizati per via sporale con T. melanosporul11 Vitt. e T. magnalum Pico (403), rispettivamente sterilizzati in superfice con acqua ossigenata a 130% (m/m) per l O" e cloruro di mercurio l %0 (p/v) per 30", ne i 'mezzi' colturali
agarizzat i: Idrolizzato di Caseina modificato e Hagem-Modess a pH 7,0 (6,8) dopo sterilizzazione.
Le prove di sintesi sono state effettuate in serra, provvista di aiuole sopraelevate di rete metallica , ponendo a contatto
nelle fitocelle , riempite (circa l kg) d'idoneo terriccio sterile, miceli, e sos pensioni sporali (a confronto) con due ghiande(semina diretta), sterili zzate con ipoclorito di sodio al 3% m/m per un'ora e radici di piantine sterili (trapianti) di due mesi di età.
Dopo soli due mesi dall 'inoculazione miceliare in piante sottoposte a trapianto, erano visibili micorrize di Tuber ben
conformate. A fine ciclo coltura le (6 mesi) l'inoculazione miceliare (sporale) in T. melanosporum induceva una percentuale
di piante micorrizate del 100% (98,8%) e un indice di micorrizazione di 0,70 (0,45); analogamente in T. magnatum, una
percentuale di piante micorrizate del 78,8% (65,4%) e un indice cii micorrizazione di 0,79 (0,58). In entrambi i casi i valori
degli indici di inquinamento risultavano molto bassi, pari, rispett ivamente a 0,05 e 0,07."

ECCO UN ESPERIMENTO MOLTO INTERESSANTE PER INTERO....

Gian Luigi Gregori (a) e Raoul Ciappelloni (b)
a) Centro di Ricerca sul Tartufo di Sant'Angelo in Vado (PS)
b) Istituto Sperimentale per la Selvicoltura - Arezzo

In tartuficoltura c'è la tendenza ad utilizzare piante assai precoci nella produzione di carpofori, come Corylus avellana, Populus alba, Salix caprea, Cistus incanus. Soprattutto per impianti
finalizzati alla produzione di Tuber magnatum, che è sicuramente fra i Tuber quello che richiede un maggior lasso di tempo per entrare in produzione. Si ricercano perciò specie arboree
che permettano di conseguire nell'attesa dell'entrata in produzione della tartufaia, come pure successivamente, un prodotto alternativo al tartufo. Il nocciolo viene genericamente considerato una specie ben micorrizabile con i Tuber (Zambonelli e Branzanti, 1984; Giovannetti e
Fontana, 1980-81), consentendo di ottenere nocciole e tartufi, e che anticipa la fase di entrata in produzione della tartufaia. È quindi giustificato l'interesse che gli agricoltori ed i tecnici del settore hanno per questa pianta. D'altra parte è noto che la produzione di Tuber magnatum da Corylus, è sostenuta interamente da noccioli definibili come selvatici; ove per selvatico si intende il nocciolo diffuso nei boschi naturali, rustico e con notevole facoltà pollonifera, caratterizzato da una scarsa produzione di nocciole, sia sul piano quantitativo che sul piano qualitativo.
È sembrato interessante, in via preliminare,
chiarire quale sia la differente attitudine alla micorrizazione fra due popolazioni di semenzali, una selvatica ed una coltivata. Quest'ultima, (appartenente alla varietà Tonda Gentile Romana), è stata scelta in quanto diffusa in tutto il territorio
italiano con buona produttività e pregevoli
caratteristiche dei frutti (Bitti, 1977; Manzo e Tamponi, 1982; Tombesi, 1985).
La presente nota espone i risultati di due esperienze effettuate, una in cella climatica, su un limitato numero di piante, ed una in serra, su un campione piti ampio, presso il Centro di Ricerca sul Tartufo di Sant'Angelo in Vado (PS), negli anni 1986-1987.

Materiali e metodi

Le metodologie impiegate nella prova sono
state quelle classiche già sperimentate da numerosi autori per la micorrizazione (Bencivenga, 1982; Chevalier, 1984; Fontana e Giovannetti, 1978-79; Giovannetti e Fontana, 1980-81; Gregori e Tocci, 1985; Palenzona, 1969).
I semi di nocciolo selvatico provenienti da un bosco in località Sant'Angelo in Vado (Ps) e quelli di Tonda Gentile Romana raccolti in un noccioleto in località Caprazzino di Urbino, dopo un periodo di perefrigerazione, sono stati sterilizzati in ipoclorito di calcio al 6% e risciacquati più volte in acqua sterile, successivamente sono stati posti a germinare, dentro cassette con vermiculite, in serra (gennaio 1986).
Il terreno calcareo (vedi tabella 1) è stato prelevato da una tartufaia naturale di Tuber magnatum (Sant'Angelo in Vado) e sterilizzato
in autoclave a 120°C per un'ora.
I carpofori di Tuber magnatum sono stati
raccolti nel settembre 1985 e, dopo averli
spazzolati, lavati e sterilizzati in superficie con alcool etilico, sono stati tagliati a pezzi ed essiccati secondo le tecnologie in uso presso il Centro di Ricerca sul Tartufo di Sant'Angelo
in Vado (PS).
Nella primavera successiva (1986) i carpofori
essiccati sono stati fatti rinvenire in acqua sterile e frullati. Ad ogni pianta sono stati sommi- nistrati 0.2 gr. di tartufo secco sospesi in 100 cc
di acqua.
Le piantine della prima prova sono state messe in cella climatica per avere sotto controllo i fattori ambientali principali, i quali sono stati impostati nel seguente modo: dal 1.05.1986 al 30.06.1986 otto ore di luce, una temperatura di 20 °C di giorno e 6 °C di notte ed un'umidità relativa del 70% di giorno e del 90% di notte;
dal 1.07.1986 al 30.09.1986 quindici ore di luce, una temperatura di 25°C di giorno e
12 °C di notte ed un'umidità relativa del 95%
costante;
dal 1.10.1986 al 31.10.1986 quindici ore di luce, una temperatura di 25°C di giorno e di
16 °C di notte, un'umidità relativa del 20%
di giorno e 70% di notte.
L'andamento dei parametri nella cella climatica tende a ricalcare una annata favorevole per la produzione dei tartufi, sulla base delle osservazioni accumulate nel corso degli anni. In pratica, nella prima fase (corrispondente grosso modo
al periodo primaverile) si privilegiano forti escursioni termo-udometriche con un'accentuata fase di buio; in quelle intermedie (estate) si
tende a ricreare un caldo-secco con aumento di temperatura e diminuzione di umidHà, per arrivare all'ultima fase (autunno) in cui la temperatura e l'umidità tendono a simulare notti fresche e giornate calde.
Le piante così trattate sono state controllate nell'autunno del 1986 utilizzando il metodo Chevalier e Grente (1978) opportunamente modificato.
Una ulteriore prova è stata allestita l'anno successivo in serra ancora su Corylus selvatico e da frutto (Tonda gentile Romana). La prova è stata 'controllata utilizzando questa volta un metodo di valutazione della micorrizazione (indice di micorrizazione) messo a punto da Bencivenga et al., nel 1987. L'indice è stato studiato per analizza re l'intensità di micorrizazione di apparati radicali
in piante singole o in lotti, e fornisce una
valutazione in cui si tiene conto anche della qualità degli apici micorrizati da eventuali funghi « inquinanti ». I risultati ottenuti nella prova in cella climatica sono stati espressi da due grafici;
uno per c.v. Tonda Gentile Romana, ed uno
per il nocciolo selvatico, ponendo in ascissa le classi di micorrizazione secondo la scala di Chevalier (1984, modificata), ed in ordinata la percentuale di piante per ogni classe. Per ciò che concerne la prova in serra, è stata illustrata in un grafico la ripartizione dell'intensità di micorrizazione fra la varietà coltivata ed il selvatico rispetto al valore della media generale. La differenza di micorrizazione fra i due tipi di pianta è stata saggiata con il test del Chi Quadrato. Chevalier 1984) da valori che andavano da un minimo
di 1 ad un massimo di 3 (fig. 3).
La disposizione di questi dati mostra uno spostamento netto verso le classi di micorrizazione 2 e 3 della varietà « selvatica », contro uno spostamento della varietà Tonda Gentile Romana verso le classi 1 e 2 (la classe di micorrizazione
3 è rappresentata da appena il 17% degli
individui).
Per il lotto di piantine allevato in serra, la valutazione dello stato di micorrizazione, espresso dall'indice di micorrizazione (Bencivenga et
al., 1987), ha portato a conclusioni analoghe alle precedenti, come evidenziato nella fig. 4.
Disponendo su un grafico gli indici di micorrizazione (simboleggiato con delle sbarre di lun-

4 - Indice di micorrizazione (i.m.) di Corylus avellana, di tipo selvatico (S) e coltivato (T) (c.v. Tonda Gentile Romana) inoculate con Tuber magnatum.
I valori medi sono corredati dall'errore
standard.
- Mycorrhization index (i.m.) of Corylus avellana plants, wild (S) and cultivated type (T) (c.v. Tonda Gentile Romana), inoculated with Tuber magnalum. Average value ± standard error.
- Indice de mycorhization (i.m.) de plants de Corylus avellana « sylvestre » et c.v. Tonda Gentile Romana inoculés avec Tuber magnatum.
Valeurs moyennes ± erreur standard.
Campo variazione " 4.354
Xs " 2.37 ± 028
Xr "'" 107 ± Q12
"f.,2" p :. 0.01
SSS5SSSS SSS 5 5
RRR RRRRR RRRR
CORVLUS AVELLANA
FIG.
Lm. 4
Le prime osservazioni effettuate sugli apparati radicali delle piante allevate in cella climatica al termine del primo anno, hanno evidenziato un più elevato grado di micorrizazione in Corylus avellana « selvatico» espresso (scala di ghezza pari all'indice stesso) di tutti i dati disponibili delle due varietà, dal maggiore a l minore, si può notare come il valore mediano tagli in due la distribuzione. In questa troviamo praticamente tutti i noccioli « selvatici» a sinistra del grafico
(zona con più alto indice di micorrizazione)
e tutti i rappresentanti della varietà Tonda gentile Romana a destra (zona con indice di micorrizazione più basso); l'applicazione del test Chi Quadrato da un risultato altamente significativo
(p=O.Ol).

Conclusioni

La prova qui illustrata ha posto in luce che, per quel che concerne l'attitudine a contrarre rap porti di simbiosi con il Tuber magnatum Pico, il nocciolo selvatico si rivela più efficiente del nocciolo di varietà Tonda Gentile Romana. Comincia
quindi ad avere conferma sperimentale
l'idea comune fra i tartufai che l'attitudine alla produzione di carpofori di Tuber magnatum sia da attribuire prevalentemente al nocciolo selvatico.
Tenendo conto di questa prima indicazione sarà opportuno avviare una ulteriore sperimentazione sulla attitudine alla micorrizazione di diversi noccioli selvatici in confronto alle più diffuse varietà da frutto come la Tonda Gentile delle
Langhe, la Tonda di Giffoni e simili. Ciò consentirebbe di esprimere un giudizio sulla reale possibilità di realizzare una efficace corilicoltura a doppia attitudine.

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