Cosa sapere per provare a coltivare tartufi-parte quarta-

26 aprile, 2013




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SEGUE UN ESPERIMENTO SCIENTIFICO SULLA DIFFERENZA DI POTENZIALITA' DI MICORRIZAZIONE TRA I FIORONI DI PICO E TARTUFI BIANCHI PREGIATI BEN MATURI

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"L'impiego di inoculo derivante da
carpofori precoci di Tuber magnatum Pico
per la micorrizazione di piantine forestali"

Gian Luigi Gregori (a) e Raoul Ciappelloni (b)
a) Centro di Ricerca sul Tartufo di Sant'Angelo in Vado (PS)
b) Istituto Sperimentale per la Selvicoltura - Arezzo

Introduzione
I fattori che influenzano la sintesi micorrizica di piantine forestali con Tuber magnatum Pico sono diversi.

Alcuni riguardano le specie ospiti: carratteri fisiologico-strutturali dell'apparato radicale, affinità alla micorrizazione con Tuber magnatum,
fase del ciclo vegetativo, modalità di propagazione etc. (Chevalier et al., 1978; Palenzona e Fontana, 1978; Scaramella e Donnini, 1976; Scaramella et al., 1972; Tocci et aL, 1985).

Altri sono propri del substrato (tipo e composizione chimico-fisica) e delle modalità di coltivazione in ambiente protetto (serra o tunnel) in relazione soprattutto ai fattori climatici (temperatura luce, umidità) (Chevalier e Delmas, 1977; Delmas e Poitou,
1978; Garbaye e Wilhelm, 1985; Poitou e Delmas, 1974).

Altri ancora sono relativi all'inoculo
(Berta e Fusconi, 1983; Chevalier, 1985; Sappa, 1940; Zambonelli, 1983; 1985)

Il successo dell'inoculo sporale dipende da:
modalità di conservazione e utilizzazione dei
carpofori; momento della somministrazione;
localizzazione e quantità (numero delle
spore).

Si è sempre ritenuto che questi fossero i fattori fondamentali condizionanti il raggiungimento della sintesi micorrizica.

Ma un altro fattore che influenza la micorrizazione di Tuber magnatum Pico potrebbe essere l'epoca in cui viene raccolto il corpo fruttifero da utilizzare per l'inoculo.

Per verificare ciò è stata impostata una prova comparativa che prevedeva l'impiego di corpi fruttiferi « precoci» e di corpi fruttiferi « tardivi
».

Per precoci si intendono quei tartufi che si rinvengono nel primo periodo di produzione
(da metà agosto a metà settembre).

Macroscopicamente presentano una gleba di colore chiaro, in cui non è evidente la differenziazione tra vene sterili e fertili, poca consistenza, invasi da larve, tendenti a marcire e con un aroma meno intenso
e gradevole.

All'esame microscopico si osservano
aschi contenenti spore immature, incolori,
che però nel giro di una decina di giorni maturano normalmente in frigorifero. Mentre per tardivi si intendono tutti quei tartufi che si raccolgono dopo questa produzione, caratterizzati da maggior consistenza, maggior profumo, netta differenziazione della gleba ed ascospore mature.


Materiali e metodi

I corpi fruttiferi di Tuber magnatum « precoci» sono stati raccolti a fine agosto 1986, in tartufaie naturali poste nei dintorni di Sant'Angelo in Vado (PS). Quelli tardivi nell'ottobre dello stesso anno dalle medesime tartufaie.

Sia i primi, dopo un periodo di maturazione di lO giorni, sia i secondi, sono stati disinfettati con alcool etilico al 95%, spezzettati e fatti disidratare (a
temperatura ambiente) per alcuni giorni e quindi ridotti in polvere e conservati in ambiente asciutto fino al momento dell'inoculo.

I semi di Quercus pubescens, Quercus pedunculata, e Corylus avellana sono stati sterilizzati con ipoclorito di calcio al 6% e seminati in una miscela di perlite (1/3) e vermiculite (2/3) e posti in serra a germinare.

Il terreno utilizzato per la prova è stato prelevato in tartufaie naturali di Tuber magnatum situate a Sant'Angelo in Vado e sterilizzato in autoclave 2 volte per un'ora a 120°C ciascuna.

I vasetti impiegati per contenere il terreno sono quelli del tipo ISSA-POT/2 cioé con rilievo conico e di dimensioni, in cm, 16 (h) X lO X 8, (Amorini e Fabbio, 1984).

L'inoculo è stato eseguito nella primavera del 1987 utilizzando polvere di tartufo secca rimescolata in maniera omogenea al substrato, secondo una dose di 0.3 gr/secco per ciascuna pianta, dopo aver provveduto al taglio del fittone Per la prova sono stati allestiti due gruppi di 50 piante ciascuno (Corylus avellana, Quercus pedunculata,
Quercus pubescens).

Il primo gruppo è stato inoculato con tartufi « precoci » il secondo
con tartufi « tardivi » .

Per ogni gruppo sono state allestite 15 piantine (5 per specie arborea) senza inoculo con funzione di controllo.

Tutte le piantine cosi confezionate sono state poste in serra e qui allevate.

Nell'autunno 1988, dopo due anni, sono stati
eseguiti controlli sul grado di micorrizazione secondo la metodologia messa a punto da Bencivenga et al. (1987) .

Il metodo di valutazione prevede la divisione dell'apparato radicale in tre settori di uguale lunghezza (prossimale-mediano-distale) ed il prelievo casuale in ciascuno di essi di porzioni radicali
per uno sviluppo in lunghezza pari a quello
dell'intero apparato radicale e la conta, sulle porzioni prelevate, degli apici micorrizati da Tuber magnatum e di quelli eventualmente micorrizati da funghi inquinanti.

Risultati

Come si può rilevare dall'esame dei grafici, sono riportati in ascissa il numero delle piante e in ordinata l'indice di micorrizazione ottenuto con i due tipi di inoculo saggiati.

Il grado di micorrizazione è stato raffigurato da sbarre del valore pari all'indice stesso (figg. S, 6 e 7) .

In ogni confronto fra piante inoculate con tartufi « precoci» e « tardivi» si è ripartito il dato esprimente l'indice di micorrizazione di ogni singola pianta
sopra e sotto la media generale; è stato infine applicato il test del Chi Quadrato.

In ogni singolo grafico le piante inoculate con carpofori « precoci » si situano quasi tutte nella zona con valori dell'indice di micorrizazione piu alto, mentre le piante inoculate con carpofori « tardivi » si situano, simmetricamente alle prime, alla destra del valore mediano nella zona a basso indice di micorrizazione.

Il test del Chi Quadrato è risultato significativo (p = O.OS) per Quercus pedunculata e Corylus avellana ed altamente significativo (p = 0.01) per Quercus
pubescens.

L'inoculo con corpi fruttiferi « precoci », come con quelli « tardivi» ha tuttavia determinato risultati diversi nei valori massimi e minimi a seconda della specie arborea utilizzata.

Il massimo grado di micorrizazione (15.19) si verifica con tartufi « precoci» in Quercus pubescens.

Il minimo si verifica (0.01) con l'inoculo effettuato con tartufi « tardivi» sulla stessa specie.

Conclusioni

La prova comparativa di inoculazione fra tartufi « precoci» e « tardivi» ha mostrato la maggior efficacia dei primi capaci di indurre una micorrizazione più elevata negli apparati radicali di tutte le specie saggiate (Quercus pubescens, Quercus pedunculata, Corylus avellana).

Si possono avanzare delle ipotesi a riguardo
del diverso comportamento dell'inoculo, come
ad esempio un differente grado di dormienza
delle spore per cui quelle dei carpofori « precoci » sarebbero piti pronte a germinare. Anche se non si conoscono le cause ultime che determi nano il risultato, la prova parrebbe suffragare l'idea più volte esternata dai tartufai, che la produzione
di questi « precoci » corpi fruttiferi, dalle
qualità organolettiche inferiori rispetto ai
« tardivi » sia particolarmente responsabile della propagazione della specie. Ciò concorda con l'orientamento del legislatore che per salvaguardare il patrimonio naturale di questo prezioso ipogeo, non ne ha concessa la raccolta nel periodo in cui abbondano i tartufi precoci.

Il solo caso in cui, in deroga alla legge, potrebbe essere concessa la raccolta di tartufi « precoci » di Tuber magnatum, è quello dell'impiego di tale materiale per la inoculazione e la produzione di piantine tartufigene micorrizate (operata da vivai pubblici autorizzati) da destinate alla costituzione di impianti di tartufaie
coltivate."

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