Coltivare tartufi, ti illustro il mio metodo....

25 maggio, 2013





Carissimo Maurizio, aspettando che il tempo migliori per uscire a tartufi, sto
facendo delle prove di micorizzazione di piantine.

Ti illustro il mio metodo; ho seminato le ghiande di quercia alcune in
vermiculite (foto 1)



altre in terriccio , volevo farti notare la differenza di apparato radicale dalla ghianda nata in vermiculite pianta a sx a quella nata in terriccio a dx(foto 2).



Poi ho macinato i tartufi e li ho mescolati con dell'acqua e ho inserito le
piantine per 1 ora in questo miscuglio (foto 3),




sono passato poi a piantare le
piantine nel vasetto (foto 4)



mescolando il terriccio del vasetto con il
miscuglio acqua tartufi , adesso aspettero' qualche mese poi controllerò se le
radici hanno preso la classica forma a clava segno che il tartufo è entrato in
simbiosi con la pianta.

Non guardare la data delle foto la mia macchina fotografica da i numeri.

Tu che ne pensi?

Saluti xxxxxxx


RISPOSTA

Ciao, ho letto e visto le varie foto, ingrandendole, in particolare quella ove sono a confronto le radici delle due piantine, quella messa a dimora in vermiculite e quella in terriccio.

Credo, per mia esperienza e per quanto sono riuscito a vedere con l' ingrandimento, che l'apparato radicale di quella in terriccio sia già inquinato.

Di solito la colorazione bruno scuro sia delle radichette primarie che delle secondarie, in cui in quest' ultime sono visibili scaglie scure che si distaccano dall'apparato radicale, verosimilmente trattasi di un fungo molto comune e assai inquinante.

Al contrario, quella in vermiculite presenta radici più chiare, sia nelle principali che nelle secondarie, tra l'altro molto più numerose rispetto all'altra.

Le secondarie di colore chiaro sembrano, sempre da quanto ho potuto osservare, con apici nudi e non inquinati.

Credo che per quest'ultime la micorrizzazione con genere tuber possa avere più probabilità di successo.

Ciò è sicuramente da attribuire al fatto che la vermiculite è neutra, nel senso che non conteneva spore di altri funghi.

Detto questo, come si può rilevare dalla lettura dei vari argomenti pubblicati, relativamente agli esperimenti scientifici, è chiaro che per ridurre gli inquinamenti:

I semenzali vanno disinfettati con ipoclorito di sodio;

Così come l'attrezzatura utilizzata, come ad esempio palette, cucchiai, vasi di contenimento ecc ecc.

I carpofori devono essere integri e disinfettati con alcool;

Il terreno, salvo vermiculite o simili, va sterilizzato ad una temperatura superiore ai 120 gradi in autoclave o con vapore fluente, per un tempo tale da far raggiugere detto valore in tutto il terreno.

In alternativa, per mancanza di autoclave o produttore di vapore fluente, per il fai da te, si può ovviare con un processo di tindalizzazione con l'accortezza di ripetere le operazioni dopo 24/48 ore.

Di fatto tale procedimento avviene a temperature molto più basse e molte spore di funghi inquinanti, contenute nel terreno, non verrebbero neutralizzate.

Ad esempio la spora del botulino, spesso mortale per l'uomo, per i generi alimentari, rimane attiva fino a 120°, ecco perché la legge prevede la sterilizzazione a temperature superiori dei cibi conservati in contenitori ( comprese salse al tartufo, tartufi interi conservati, ecc ecc).

La tindalizzazione uccide la maggior parte dei funghi e spore presenti nel terreno ma essendo alcuni termoresistenti, ripetendo l'operazione dopo 24/48 ore, si hanno più probabilità di ridurre ulteriormente il numero degli indesiderati sopravvissuti.

Questo perché molte spore, all'aumentare della temperatura con le prime operazioni di tindalizzazione tendono, nel lasso di tempo citato, a germinare.

Un ulteriore procedimento ne elimina pertanto i germogli riducendone il numero totale.

I vasetti con i semenzali e/o le piantine vanno tenuti sollevati da terra per evitare che con il contatto con il suolo si inquinino.

E' bene pertanto porli su delle griglie sollevate dal suolo.

Ti consiglio di tenere ben distanti le piantine germinate in vermiculite con quelle nate in terriccio, ponile su griglie diverse e distaccate, non vorrei che l'acqua per innaffiarle, che esce dai fori sottostanti il vasetto (eccesso), anche tramite la griglia, possa raggiugere i fori sottostanti del vasetto contiguo in vermiculite, inquinandolo.

Anche l'acqua, sia per preparare la soluzione sporale che quella per innaffiare deve essere esente da sostanze chimiche, quella della conduttura comunale ad esempio contiene cloro e non va bene.

La migliore è quella distillata.

L'acqua distillata non è l'acqua bollita, non centra un tuber! ;)

L'acqua distillata è quella ottenuta per distillazione, come avviene per la grappa, solo che invece di bollire le vinacce e far condensare i vapori alcoolici si fa bollire l'acqua e si fa condensare, con apposito raffreddatore, il vapore.

Ma non devi far ciò, sarebbe da pazzi....

Vendono delle tanichette a pochi centesimi.

Ancor meglio se riesci a raccogliere l'acqua piovana, questa è distillata!

Logicamente, visto che in aria non mancano sostanze inquinanti prodotte dall'uomo, non è proprio perfetta.....ma di certo è la migliore.

Se invece la prendi da fossi o pozzi non è detto che sia esente da sostanze chimiche o funghi, in tal caso, specialmente se prelevata da pozzi, prima di usarla per innaffiare, sia le piantine che un eventuale impianto, va fatta decantare come temperatura, di fatto nelle falde acquifere questa è molto più bassa rispetto a quella atmosferica.

Facendola riposare in contenitori a temperatura atmosferica si stempererà e non vi sarà uno shock termico per la simbionte e il suo apparato radicale, micorrize comprese.

E' preferibile usare semenzale autoctono, ancor meglio se preso direttamente in tartufaia, meglio se integro e non raccolto a terra ma sulla pianta, logicamente quando è maturo.

Idem per il terriccio, su una tartufaia certa, per poi sterilizzarlo o tindalizzarlo come sopra indicato.

Io mi sono costruito due recipienti, uno per la sterilizzazione, in pratica è una grande pentola a pressione, munita di chiusura ermetica, manometro e valvole di sicurezza.

All'interno si mette una certa quantità di acqua, circa dieci centimetri dal fondo, poi vi inserisco una seconda pentola ( tipo quella per cuocere la pasta) contenente il terreno da sterilizzare.

Chiuso il tutto con un fornellone ( quello usato per far bollire le grandi pentole o fusti per fare le conserve di pomodoro per casa) accendo e mando in ebollizione l'acqua.

Quando il manometro mi segna una pressione di due atmosfere scatta la valvola di sicurezza che fa uscire il vapore.

Da quel momento calcolo il tempo in base alla quantità di terra che è all'interno.

Al termine spengo e dopo un giorno estraggo la terra.

La ripongo su di un tavolo in plastica che ho preventivamente disinfettato e con gli attrezzi, anch'essi puliti con ipoclorito di sodio al 3%, la mescolo a soluzione sporale ( acqua distillata + tartufi macinati preventivamente disinfettati).

Lascio asciugare poi inserisco la terra nei vasetti (disinfettati) e inserisco il semenzale (disinfettato).

Innaffio con soluzione sporale.

Quando la piantina nascitura è nella fase di plantula e cioè tra le seconda e terza foglia, la estraggo e la metto a bagno come hai fatto tu, nella soluzione sporale.

Senza attendere molto, inizio le operazioni di inoculazione, prendo della polvere sporale con un cucchiaino (disinfettato) e umetto l'apparato radicale della giovane piantina, per poi rimetterla a dimora nello stesso vasetto.

Seguiranno innaffiature sempre con soluzione sporale, volendo anche con iniezioni più concentrate.

Dopo circa sei mesi, a campione, controllo qualche vasetto.

Le micorrize, se presenti, si vedono anche ad occhi nudo, meglio con una lente, ottimamente con il microscopio stereoscopico.

Non è facile saper distinguere l'appartenenza della micorriza ad una determinata specie di tuber, anche perché spesso ci sono variazioni in base alla simbionte utilizzata ( apparato radicale diversamente strutturato).

Comunque, per quanto mi riguarda, facendo riferimento ad immagini di testi universitari e altri, posso compararle.

La micorrizazione, se si è disinfettato e sterilizzato il dovuto, con luoghi e metodologie per quanto possibile asettiche, anche se non possediamo una serra, di certo avrà buon fine e le percentuali di inquinanti saranno limitate al nostro minimo possibile.

Detto questo, visto che stiamo parlando di questo argomento, oggi ho ad esempio ho messo a dimora in terreno di tartufaia sterilizzato dei semi di cistus incanus, che mi ha portato xxxx, vedremo che uscirà fuori...se son buoni nasceranno e se son spore, germineranno! ;)

Ne ho fatti una decina di vasetti.

Oltre a ciò ho anche altre piantine già germogliate e che ho inoculato, essendo già alla seconda - terza foglia.

Ne ho fatte anche di castagno con tuber borchii, male che va mi farò due caldarroste! ;)

All' ultima uscita a tartufi estivi ho preso anche delle piantine di quercia, sempre alla seconda terza foglia, in tartufaia di aestivum.

Ho disinfettato l'apparato radicale, tagliato il fittone e dopo averle messe a bagno in soluzione sporale ho inoculato con polvere, posizionandole in vasetti con terra di tartufaia tindalizzata.

Infatti, per la tindalizzazione ho costruito un altro recipiente, non a pressione, quindi le temperature non superano mai i cento gradi, punto di ebollizione dell'acqua a pressione atmosferica....quindi ripeto le operazioni dopo uno o due giorni.

Quest'ultima operazione risulta molto più sicura rispetto alla prima, visto che due atmosfere sono rischiose da gestire in caso di cedimento della struttura ermetica.

Di solito pongo il recipiente in bollitura al centro di un campo e mi allontano....controllo il manometro con il binocolo...ma prima o poi devo pur avvicinarmi per spengere il fuoco! ah ah ah

Qualche giorno salterò per aria!

Dovrei avere dei filmatini per queste operazioni ma mi ci vuole troppo tempo per montarli e pubblicarli, lo farò quando e se avrò un attimo di tempo.

Il prossimo esperimento che voglio fare è quello di micorrizzare piante adulte, visto che ciò è possibile come dimostrato da un esperimento scientifico, scaturito proprio dal fatto che negli impianti, specialmente ex novi, le piccole simbionti, anche se ben micorrizate, potrebbero perdere, per qualsivoglia motivo.... di cui molti ancora sconosciuti, le micorrize.

Avere quindi delle piantine micorrizate per poter prelevare delle porzioni di radici micorrizate da affiancare a tratti di radici di piante adulte da micorrizate, è determinante.

Logicamente anche la radice della pianta adulta andrà disinfettata, la terra di tartufaia che l'avvolgerà, trattenuta per mezzo di un contenitore ermetico sterilizzata.

In questa si inserirà, come da esperiemento scientifico, la porzione di radice di una piantina micorrizata nonché materiale per il soccorso idrico, evitando che terreno esterno e acque piovane di percolazione possano entrare nel contenitore e inquinare il tutto.


Insomma c'è da divertirsi anche con la micorrizazione per approssimazione radicale!

Tienimi aggiornato sugli esiti delle tue prove tartuficole, io appena potrò farò lo stesso.

Grazie per la condivisione di questa tua esperienza/passione.

A presto, Mau

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