Micorrizzazione piante adulte

Ecco un esperimento di micorrizazione per approssimazione radicale di piante adulte, gli esiti sono stati positivi Sintesi micorrizica in campo, fra piante adulte e tartufi pregiati mediante frammenti radicali di Giovanni Lo Bue, Gian Luigi Gregori, Lauretta Pasquini e Giovanni Maggiorotto

 

INTRODUZIONE

 

L'allestimento di tartufaie coltivate si basa attualmente sulla messa a dimora di piantine micorrizate dell'età di pochi anni, ottenute in condizioni di semisterilità.

Una delle fasi più delicate della tartuficoltura si verifica in occasione del trasferimento delle piantine micorrizate dall'ambiente protetto al pieno campo, allorché l'associazione simbiotica fra la piantina ed il tartufo pregiato deve affermarsi e perdurare nell'ambiente naturale.

I fattori che condizionano questa fase sono molteplici ed agiscono interdipendentemente e globalmente.

Essi sono riconducibili sia ai caratteri chimico-fisici e biotici del suolo, sia alle variazioni climatiche e stagionali, cui sono prevalentemente legate le condizioni di temperatura e di umidità del terreno.

Il verificarsi di condizioni ambientali critiche alla persistenza della micorrizia dei tartufi pregiati sugli apparati radicali di piantine già messe a dimora, può essere ricondotto prevalentemente a condizioni estreme di aridità o di sommersione, che determinano profonde variazioni delle caratteristiche fisico-chimiche del suolo e della composizione della microflora del terreno, tali da favorire la ricolonizzazione degli apici radicali ad opera di altri simbionti di più ampia valenza ecologica.

Pur non essendovi dati generalizzabili sulla percentuale di piante micorrizate che, messe a dimora in ambienti a vocazione tartufigena, risultino successivamente produttrici di tartufi, é fuori dubbio che si tratta di una percentuale relativamente esigua e che sia quindi tutt'altro che eccezionale il verificarsi di condizioni ambientali limitanti la persistenza in pieno campo della micorrizia dei tartufi pregiati.

Ciò é anche imputabile al fatto che, mentre nelle tartufaie naturali le spore liberate dai carpofori rimasti nel terreno possono ripristinare la micorrizia, in quelle coltivate non ancora entrate in produzione la persistenza del micelio é unicamente dipendente dalla sopravvivenza della micorriza.

Di conseguenza, qualora la micorriza delle piantine messe a dimora soccomba, la probabilità che essa si reinstauri naturalmente é estremamente remota. Già nel 1965 erano stati comunicati i primi risultati di innesti radicali effettuati in natura, utilizzando radici micorrizate. Il metodo, che aveva avuto esito altamente positivo nelle prove eseguite in vaso, ebbe minor successo in pieno campo ove gli innesti si saldarono solo parzialmente.

 

SCOPO

 

Le prove condotte dovevano fornire delle prime informazioni, nell'ipotesi che la micorriza di piantine inoculate con tartufi pregiati soccomba in pieno campo a causa diversità transitorie, circa la possibilità che essa possa venire reintrodotta ricreando condizioni ottimali per il reinoculo della pianta.

Inoltre, dovevano far luce sulle concrete possibilità di inoculare e micorrizare una pianta adulta, quando é noto, nella preparazione delle piante tartufigene, che esiste un periodo preferenziale (stadio di plantula) per conseguire la sintesi micorrizica. MATERIALI E METODI Le prove sono state condotte sia in tartufaie naturali di Tuber magnatum, sia in tartufaia di impianto realizzato utilizzando semenziali di Quercus pubescens Willd. micorrizati da Tuber magnatum Pico.

La potenzialità tartuficola dell'appezzamento, precedentemente coltivato a vigna, era stata valutata sulla base di paramentri individuati in precedenti indagini ecologiche. Osservazioni effettuate sugli apparati radicali, volte alla caratterizzazione dello stato della micorrizia, avevano messo in evidenza che 11 piante su 24 esaminate, avevano perso la micorrizia di Tuber magnatum.

La tecnica adottata ha utilizzato materiali di facile reperibilità. Ogni reinoculo é stato realizzato entro un doppio involucro ottenuto tagliando opportunamente due bottiglie di PVC da 1 litro, una per relizzare il contenitore e l'altra per ottenere un cilindro di chiusura.

Come substrato si é utilizzato, per ogni contenitore, circa 1 litro di terra di tartufaia, precedentemente sterilizzata a 120° centigradi per 1 ora. Al momento dell'utilizzazione, alla terra sterile sono stati raggiunti 3 g/l di poliacrilamide granulare (Hydroplus A 700).

Questo polimero idratabile di sintesi é in grado di assorbire notevoli quantità d'acqua, ed é stato mescolato alla terra dopo essere stato completamente idratato con acqua sterile.

Il metodo di inoculo adottato é stato quello che impiega porzioni di radichette, portanti apici micorrizati da Tuber magnatum, recise da "piante madri". Si é preferito questo metodo di inoculo a quello sporale, in quanto già largamente sperimentato e perché i risultati dell'inoculo sporale si sono rilevati aleatori nella tradizionale produzione di piante tartufigene.

Operativamente si é proceduto isolando, sull'apparato radicale delle piante prescelte, un tratto di circa 50 cm di giovane radice. Mediante forbicine sono state asportate tutte le radichette laterali, si é quindi proceduto al lavaggio della porzione isolata della radice con ipoclorito di Na diluito (15%) ed al suo risciacquo con acqua sterile.

Nel frattempo si era provveduto a riempire un contenitore con la miscela di terra sterile e poliacrilamide idratata.

La porzione di radice é stata adagiata all'interno del contenitore così preparato e si é provveduto all'inoculo ponendo frammenti radicali, prelevati da "piante madri", a contatto della porzione di radice. Si é quindi provveduto alla chiusura del contenitore introducendolo in un cilindro di chiusura.

L'insieme é stato adagiato al fondo di una fossetta con l'accortezza di rivolgere verso il basso l'apertura della bottiglia, al fine di ridurre la penetrazione di acque di percolazione.

Il contenitore é stato quindi completamente ricoperto di terra.

Trascorso un anno si é proceduto al controllo rimovendo cilindri e contenitori e prelevando radichette di nuova formazione sia sulla superficie, sia all'interno del pane di terra che é stato quindi interrato.

La presenza di micorrize sui campioni prelevati é stata valutata allo stereoscopio ed al microscopio ottico. RISULTATI Il metodo proposto, che ha lo scopo di creare e ricreare condizioni ottimali per l'inoculo ed il reinoculo di piante, indipendentemente dal loro sviluppo, ha sortito effetti positivi.

Al controllo già le osservazioni degli apparati radicali in situ avevano rivelato la presenza di apici di nuova formazione micorrizati presumibilmente con il tartufo inoculato.

L'esame stereoscopico e microscopico ne davano definitiva conferma: le radici di nuova formazione presentavano, in misura variabile, micorrize di Tuber magnatum.

Nei campioni raccolti sulle prove effettuate nella tartufaia di impianto é stata riscontrata, sull'apparato radicale sviluppatosi all'interno del contenitore, l'occasionale presenza di micorrize dovute ad altri funghi, queste non sono invece mai state osservate nelle prove condotte nelle tartufaie naturali.

Ciò può essere imputabile ad una imperfetta sterilizzazione della radice prescelta. CONCLUSIONI

Le prove effettuate hanno dimostrato che é possibile, con l'applicazione di questa tecnica, la sintesi micorrizica in campo fra piante adulte e Tuber magnatum, mediante frammenti radicali.

Verosimilmente questa metodologia é estendibile anche alle altre specie del genere Tuber.

Per la formazione di una valida massa di apici micorrizati é necessario, applicando questo metodo di reinoculo, circa un anno di tempo.

Le indagini stanno proseguendo al fine di verificare la permanenza nel terreno della micorriza di Tuber magnatum così ripristinata.

 

INTERVENTO DI MAU

 

Questo esperimento è stato effettuato anni or sono, l'ho testato anche io, sia per approssimazione radicale che con spore.

 

L'esito è stato positivo su tutte le piante adulte sottoposte al test, alcune hanno addirittura prodotto tartufi alla prima stagione di raccolta utile dall'esperimento.

Se avete voglia di mettervi alla prova, sperimentate questa metodologia e fatemi sapere tramite risultati!

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